Rete territoriale
La dimensione territoriale e “sociale” della Cooperativa Pane&Rose non rappresenta un fenomeno naturale, pre-esistente e quasi dato per scontato, ma piuttosto il frutto di un processo intenzionale e in movimento, che è nato e si è Sviluppato intorno alla capacità di combinare sistemi di relazione di tipo informale - basati su legami interpersonali e di appartenenza (politici, religiosi, culturali, di parentela, ecc.) - con relazioni formali che hanno coinvolto soggetti istituzionali.
Questa combinazione di relazioni promossa dalla Cooperativa fin dai suoi esordi è stato in grado sia di sostenere risposte auto-organizzate ai bisogni di protezione sociale, ma anche di svolgere una funzione di "cerniera" con la sfera istituzionale del welfare (soprattutto quella pubblica, ma non solo).
Questi processi di raccordo tra sistemi di relazione formale e informale sono avvenuti intorno a questioni specifiche e fortemente contestualizzate, che hanno richiesto una costante opera di ri-composizione del ruolo e degli apporti di tutti gli attori in gioco, in modo che ciascuno di essi fosse il più possibile consapevole del percorso di condivisione con gli altri soggetti, spesso contraddistinti da un notevole livello di eterogeneità.
La rete di collaborazione è stata realizzata seguendo una prassi di obiettivi proposti e realizzati dalla Cooperativa Pane&Rose e che soddisfano sia la dimensione imprenditoriale che quella comunitaria quali:
• rispondere a bisogni complessi con un orientamento all'autonomia: capacità di "presa in carico" che si fa carico non solo dell'utente finale dei servizi ma delle sue reti informali di aiuto e supporto al fine di promuovere percorsi di emancipazione da situazioni di bisogno;
• adottare sistemi organizzativi in grado di soddisfare bisogni complessi: la centralità del capitale umano nella produzione dei beni e servizi alla persona e il coinvolgimento di soggetti diversi richiede la presenza di soluzioni organizzative (ad esempio in sede di selezione, formazione, accompagnamento, ecc.) in grado di rispondere alla complessità degli elementi che sostengono l’azione;
• riferirsi esplicitamente alla comunità come stakeholder dell'organizzazione: riconoscere la comunità come principale portatore di interesse, sia in veste di beneficiario delle attività svolte, ma anche come generatore di risorse e opportunità di sviluppo;
• sviluppare relazionalità a livello informale: essere in grado di valorizzare e rafforzare reti di relazioni di carattere informale, soprattutto con quei soggetti che più da vicino beneficiano delle attività (persone, gruppi sociali, ambiti familiari, comunità locali, ecc.).
• creare relazioni strutturate con i principali attori del sistema di protezione sociale: essere in grado di costruire accordi formalizzati con la famiglia (patto formativo), le istituzioni pubbliche (convenzioni), gli specialisti (Progetto Educativo) centrati sul profilo del minore al fine di realizzare un network sociale di promozione, sostegno e tutela degli “interessi” individuali e collettivi.